venerdì 2 marzo 2007

Bisio Comicità e musica con i Les Arnò

Claudio Bisio&Les Arnò, atto secondo. Il celebre presentatore della seguitissima trasmissione televisiva “Zelig” torna sul palcoscenico a Barberino (si fa per dire, dato che ha una casa nella campagna barberinese) per affiancare l’ormai conosciuto gruppo musicale, con la stragrande maggioranza dei suoi componenti che abitano nei comuni del Chianti. All’ormai collaudata accoppiata è toccato il compito di chiudere i battenti della festa di Liberazione in pineta a Barberino domenica scorsa, dopo che Bisio e i Les Arnò avevano già fatto uno spettacolo insieme nella splendida cornice dell’antico borgo della piccola frazione Tignano tre anni fa, quando lo straripante comico e il gruppo musicale avevano dato vita ad una serata in cui si intrecciavano i divertenti monologhi del celebre comico televisivo con i ritmi solari e mediterranei del complesso musicale. Questa volta ha presentato alcune parti del suo spettacolo “I bambini sono di sinistra”, accompagnato in maniera molto soft dalla band all’inizio fino all’epilogo del monologo terminato in un vero e proprio crescendo emozionale da entrambe le parti, dove note e parole sembravano quasi fondersi magicamente. Poi Bisio ha lasciato il posto sul palcoscenico al gruppo musicale, con il pubblico che ha piano piano abbandonato le sedie e si è riversato nella pista di pattinaggio a muoversi al ritmo delle note della band. Un successo sia per il celebre comico, ma anche per il gruppo, che ha fatto divertire per due ore – ma soprattutto ballare – grandi e piccini.
(Metropoli Chianti settembre 2004)

Bisio, che simpatico umorista

Claudio Bisio e la comicità. Un botta e risposta con il celebre cabarettista-comico-presentatore (ma anche ottimo ballerino) prima della sua apparizione con Les Arnò.
Come giudichi il mondo della comicità al giorno d’oggi? Noti qualche differenza tra ora e vent’anni fa?
“Sicuramente il numero dei comici è cresciuto rispetto al passato, solo che è calato il numero dei locali dove è possibile esibirsi. Mi sembra che al giorno d’oggi i comici trovino maggiore difficoltà a fare cabaret, sia all’inizio che durante il prosieguo della loro attività”.
Quali sono i locali storici del cabaret?
“A Milano, sicuramente Zelig è stato quello più rinomato, anche se prima di questo c’era il Derby Club, un locale dove si sono esibiti i vari Abatantuono, i Gatti di Vicolo Miracoli, i Boldi, i Teocoli e i Cochi e Renato tanto per citare alcuni nomi”.
Perché uno spettacolo come il cabaret attecchisce meglio nelle regioni del nord?
“Sicuramente fare cabaret è un fenomeno nordico, che si avvicina molto alla tradizione mitteleuropea, dove il cabarettista esprime la sua comicità attraverso giochi di parole, iperboli. Sicuramente è un modo diverso di fare comicità rispetto alle macchiette romane o alla teatralità dei comici napoletani, riferendomi nel primo caso ai vari Montesano, Panelli, Proietti e Guzzanti, mentre nel secondo a Totò”.
Che cosa significa fare satira?
“Far ridere calpestando tutto e tutti: dai potenti a se stessi, chi fa satira deve avere una buona dose di ironia, ma soprattutto di autoironia”.
Quant’è difficile far ridere la gente?
“Moltissimo”.
Per quel che riguarda i tuoi programmi a breve?
“Da autunno andrà in programmazione “Zelig Off”, con moltissime facce nuove, mentre una speciale puntata di Zelig andrà in onda la notte di capodanno, con la trasmissione del varietà comico che inizierà a Gennaio”
La tua spalla sarà sempre la solare e ammaliante Vanessa Encontrada?
“Si”.
(Metropoli Chianti settembre 2004)

viva la ciccia!

Davanti alla antica macelleria Cecchini c’è una piccola lapide in memoria della scomparsa della bistecca alla fiorentina. Da quel tragico 31 marzo 2001 Dario Cecchini, il singolare titolare della macelleria, pone sulla lapide con regolare cadenza una rosa rossa in omaggio a questa specialità tipica toscana. Nonostante il triste evento, il macellaio più famoso d’Italia risponde gentilmente e ironicamente alle domande che gli sono state poste.
La Comunità Europea, dopo la messa al bando della bistecca alla fiorentina, sembra intenzionata a introdurre per questo prodotto il marchio di qualità. In cosa consiste effettivamente?
“Non lo so mica! Io faccio l’artigiano e non mi occupo di affari istituzionali: non vorrei che fosse frainteso e travisato lo spirito del funerale. Lo spirito del funerale non si rifaceva alla disposizione del ministero della sanità, ma prendeva spunto da quella disposizione per rifarsi direttamente al Boccaccio, perché, a mio giudizio, non era in pericolo solo la bistecca alla fiorentina ma era in pericolo una certa toscanità, fatta della capacità di ridere anche delle cose più tristi, perché è triste che la bistecca alla fiorentina venga levata dal commercio; questa toscanità è stata esaltata al massimo in occasione del funerale alla bistecca. E’ lì che il sarcasmo tipico dei fiorentini è venuto fuori con estrema chiarezza: noi toscani facciamo le cose non per fare dispetto a qualcuno ma perché non possiamo a meno di fare ‘i chiasso o di prendere per il c…; comunque, ben venga il marchio di qualità per la bistecca alla fiorentina ma il mio obiettivo è quello di scuotere gli animi della gente per riaffermare nuovamente una identità, quella toscana appunto, che si sta andando piano piano affievolendo”.
Cosa intende esattamente per “toscanità”?
“La vena polemica ma ti tipo bonario. Le faccio alcuni esempi: ogni anno a Siena viene fatta la rievocazione della battaglia di Montaperti, con 400 senesi che fanno una fiaccolata e portano una corona d’alloro; sono venuti da me a chiedermi di partecipare e io ho accettato. Ad un certo punto della discussione in cui partecipavano i sindaci, uno si è tirato fuori dicendo: “io sto con loro, ma non sono di Siena, sono di Arezzo!”. Oppure come sarà divertente quando dovrò andare sulla torre del Conte Ugolino a Pisa (il Cecchini recita Dante) e lancerò da lassù l’anatema ai pisani “Ahi Pisa, vituperio delle genti…” con 10.000 persone tra cui anche il sindaco di Pisa; è bellino, no?”
Non ne dubito, ma torniamo alla bistecca. Cosa ne pensa del fatto molti italiani (ma soprattutto molti toscani) si stanno recando a San Marino per mangiare e comprare la bistecca alla fiorentina?
“E volevo aprire una macelleria là infatti: sto trattando per l’acquisto di un fondo, come anche vorrei averne uno a Città del Vaticano! Scherzi a parte, non c’è bisogno di andare a comprare le carni all’estero quando le nostre bestie sono sane e genuine, per cui ben vengano i marchi di qualità e di origine controllata, ma comunque continuiamo a fare ‘i chiasso e a essere fieri del nostro essere toscani e della nostra terra con tutto quello che offre: vengono qui da tutto il mondo per godersi la Toscana, quando i primi che dovrebbero fare una cosa del genere sono proprio i toscani!”.
Ma una festa della “resurrezione della bistecca” non verrà fatta?
“E l’aspettano tutti a gloria… per questo non si farà! La gente va fatta anche soffrire!”
Allora almeno una rima in onore della bistecca per concludere…“Quanta è bella giovinezza / che si fugge tutta via / chi vuol esser lieto sia / del doman non c’è bistecca!” Oppure, citando l’Amleto, “To beef or not to beef, this is the question”.
(Corriere del Chianti luglio 2001)

Le maschere di Rignanese

La stagione del teatro Margherita inizia all’insegna della comicità di Nicola Rignanese. L’attore, che ha preso parte alle trasmissioni televisive con Antonio Albanese “Non c’è problema” e con Paolo Rossi “Su la testa”, ha messo in scena tutto il suo repertorio di personaggi suoi e non solo per rendere omaggio al grande Ettore Petrolini. L’attore, che ha curato la regia con Gianfranco Pedullà e accompagnato dalla Band Statale Settantuno, ha incentrato la piece su una miscellanea di generi, dal comico al tragico, alternando monologhi, canzoni, improvvisazioni, musiche che rappresentano un ritratto volutamente irriverente ai classici canoni del teatro. Lo spettacolo “Morire dal ridere! O sui fantasmi del Palcoscenico”, prima nazionale, lo scorso sabato 11 novembre presso un teatro assai pieno, ha l’intento principale di legare indissolubilmente le esperienze dei personaggi rappresentati con quelle dell’attore che li rappresenta, proprio fino all’esalazione dell’ultimo respiro, con lo spirito inquieto del personaggio che non si rassegna alla morte e cerca (riuscendoci) a rimanere in vita (almeno nella memoria collettiva). I personaggi che Rignanese veste sul palcoscenico sono icone del nostro tempo: si va Manuel, improbabile modello dai pochi neuroni iperbombardati del mondo di slogan del fashion advertising a Eterogeneo, l’uomo dall’irrefrenabile maschialità che è tutto e il contrario di tutto, la cui indecisione pende come un immenso fatale macigno. Oltre al crudele mondo dello spettacolo, che impone all’attore/clown di divertire a tutti i costi il pubblico, trattato alla stregua di un animale da circo, sbeffeggiato dai musici e perfino da un palcoscenico ingrato, che alla fine collassa su se stesso. Fortunatamente non è così nella realtà e i prossimi appuntamenti al Margherita di Marcialla il 18 e 19 novembre con la Compagnia La Martinicca in Tutta Colpa di Franz di Romano Franceschi, una commedia brillante in vernacolo empolese, sabato 25 novembre con il duo Rita Marcotulli al piano e Stefano (Cocco) Cantini al sax, il 26 novembre L’incantatore Di Folle di e con Saeed Fekri (mimo e clown), uno spettacolo in ricordo di Totò e Chaplin.
(Metropoli Chianti novembre 2006)

La magnifica ex casa dell'eros della Valdelsa

C’era una volta il Magnifico. No, non stiamo parlando di Lorenzo de’ Medici, ma di un locale che di scambisti che era assai conosciuto tra la seconda metà degli anni Novanta e i primissimi anni del nuovo millennio. A qualche centinaio di metri dal lago di Tavolese a Certaldo, paese del Boccaccio, nei locali del Magnifico fino a qualche anno fa si faceva ben altro che leggere le novelle del famoso cantore medievale. “Scusi mi sa dire la strada per Marcialla che poi porta a Certaldo?” era una domanda molto frequente quella che ignoti signori su auto di grossa cilindrata accompagnati da gentil donzelle - moglie o amante fa lo stesso, purché sia femmina – rivolgevano puntualmente ai bar dei comuni limitrofi per raggiungere il tanto sospirato luogo, che un po’ tutti sapevano dove fosse ma che mai avrebbero osato avvicinare. Anche perché all’ingresso veniva chiesta la carta di identità: se si era del luogo non c’era parola d’ordine che magicamente apriva le porte della lussuria. I membri del club invece potevano sfoggiare una tessera che garantiva loro l’accesso. “Veniva gente principalmente da Roma e da Milano: ma poi il club si aprì anche a gente del luogo, che magari invece della moglie portava l’amica disinibita…”, il racconto di un signore alto brizzolato sulla quarantacinquina di Certaldo che qualche volta è entrato all’interno della casa di piacere. Ma che non deve essere stato il solo, perché sulla strada spesso c’erano parcheggiati veicoli con targhe locali. E il club non era conosciuto solo dalla gente della zona, ma era recensito anche su internet, come ‘Amici nel Mondo’. “E li dentro non era poi difficile fare certi tipi di amicizie… si poteva oltre a ‘fare’ si poteva anche guardare… c’era una stanza dedicata esclusivamente al voyeurismo, ma in cantina c’era addirittura lo spazio sadomaso, con tanto di anelli e corde, oltre a tante fruste, e che fruste… l’ho vista una volta ma non era il genere mio, sono un tipo un po’ più tradizionale”, continua con aria un po’ ironica questo signore che chiameremo fittiziamente ‘Lorenzo’. “Però sul trono una volta mi ci sono seduto”, continua Lorenzo, alludendo alla regale sedia dove era scritto appunto ‘Il Magnifico’, e che sembrava fosse riservata a colui che durante la serata si fosse particolarmente distinto nell’arte amatoria. Da almeno 5 anni il Magnifico però non esiste più, per la delusione degli ‘Amici del Mondo’, vicini e lontani. “Forse una gestione più oculata – e ben più riservata - lo avrebbe fatto continuare ad esistere, ma ormai è andata così”, conclude ‘Lorenzo’. Si dice in giro, però, che su internet circoli qualche filmato girato all’interno del Magnifico, che continuerebbe così a celebrare le gesta di un club che stava cominciando a diventare forse un po’ troppo ingombrante.
(Metropoli Chianti ottobre 2006)